
Il cartello "area videosorvegliata" è uno degli adempimenti più trascurati — e uno dei più sanzionati. Non basta appendere qualsiasi cartello: deve contenere informazioni precise, stare nel posto giusto e avere le dimensioni adeguate. Ecco cosa dice il Garante Privacy.
Il GDPR impone che le persone siano informate del trattamento dei loro dati personali prima che questo avvenga. Quando un impianto di videosorveglianza è attivo, chiunque entri nell'area ripresa ha diritto a sapere che le sue immagini vengono registrate.
Il cartello è lo strumento principale con cui si adempie a questo obbligo di trasparenza. Non è una formalità accessoria: è una condizione di liceità del trattamento. Un impianto tecnicamente perfetto, con tutte le autorizzazioni in regola, può essere comunque sanzionato se manca il cartello o se è posizionato in modo scorretto.
Il Garante Privacy ha definito un modello semplificato che prevede due livelli di informativa: un cartello sintetico visibile all'ingresso, e un'informativa completa accessibile su richiesta o tramite QR code.
Il modello del Garante prevede anche l'indicazione dei tempi di conservazione delle immagini, anche se in forma semplificata. Se le immagini vengono conservate per 24-48 ore, è sufficiente indicarlo in modo sintetico.
Accanto al cartello sintetico, deve esistere un'informativa completa ai sensi degli artt. 13-14 del GDPR. Questa deve includere: base giuridica del trattamento, tempi di conservazione esatti, diritti degli interessati, dati di contatto del titolare e, se presente, del DPO.
L'informativa completa non deve necessariamente stare sul cartello — può essere disponibile in reception, sul sito web aziendale, o accessibile tramite QR code stampato sul cartello sintetico.
La posizione del cartello è fondamentale quanto il contenuto. Il Garante è esplicito: il cartello deve essere collocato prima che la persona entri nell'area videosorvegliata, non all'interno di essa.
Errore frequente: appendere il cartello all'interno del locale, visibile solo dopo aver già varcato l'ingresso. In questo caso il trattamento è iniziato prima che la persona fosse informata — e l'adempimento non è valido.
Il Garante non impone dimensioni minime fisse, ma il principio è chiaro: il cartello deve essere immediatamente visibile e leggibile da chi si avvicina all'area. Un cartello formato A4 è generalmente accettabile per un ingresso standard, ma potrebbe non essere sufficiente per aree molto ampie o all'aperto.
Suggerimento pratico: dimensione minima consigliata A5 per interni, A4 per ingressi principali. Per aree esterne o grandi superfici, valuta formati più grandi. Il testo deve essere leggibile a distanza di almeno 2-3 metri.
Il cartello dissuasore è un cartello che avvisa della presenza di un sistema di videosorveglianza, ma senza che l'impianto sia effettivamente attivo o presente. È usato come deterrente.
Dal punto di vista normativo, il cartello dissuasore è ammesso, ma non può essere usato come sostituto dell'informativa obbligatoria quando un impianto reale è attivo. Se le telecamere ci sono e registrano, serve il cartello conforme al modello del Garante — non un generico avviso.
Le sanzioni per cartelli mancanti, incompleti o mal posizionati sono concrete e documentate. Il Garante Privacy ha emesso numerosi provvedimenti specificamente su questo punto.
Le sanzioni più frequenti nella pratica non sono quelle massime, ma anche €6.000-€10.000 per un cartello mancante o errato sono una cifra significativa per una PMI o un negozio.
🎥 AREA VIDEOSORVEGLIATA
Titolare: [Nome azienda / ragione sociale]
Finalità: sicurezza e tutela del patrimonio aziendale
Conservazione immagini: 24-48 ore
Informativa completa disponibile in reception / [QR code]
Il cartello videosorveglianza non è una formalità da sbrigare in fretta. Deve contenere le informazioni giuste, stare nel posto giusto e rimandare a un'informativa completa effettivamente disponibile. Chi installa telecamere senza curare questo aspetto è esposto a sanzioni anche in assenza di qualsiasi altro problema documentale.
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